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 Basta! Parlamento pulito

lunedì, febbraio 21, 2005

 

Non so pensare di non sentire il tuo respiro nella mia stanza

Non so immaginare la mancanza di calore della tua assenza

Non so comprendere il significato di giorni privi della tua presenza

Non so immaginare mondi in tua mancanza

 

Questo mi basta e... a tratti mi avanza.

Postato da: Magamanola a 16:04 | link | commenti (17) |

venerdì, febbraio 18, 2005

Vedi che buffo, ognuno conosce solo ciò che vede. Quello che esiste non è precisamente realtà ma solo quello che l'occhio percepisce e  che la mente interpreta, nient'altro.
Mi riferisco, specificatamente, ad un post or ora letto sul blog dell'Eminentissimo Dottor BBO, il quale vede molte signore infelicemente sposate in quanto "non trombate" dai mariti e che si aggirano stressate e stressanti per negozi e in altri luoghi lamentando o mostrando chiaramente la loro infausta condizione.
Buffo. Si, buffo, perchè mi fa pensare che io vedo, più spesso, l'altra faccia della medaglia, cioè i mariti, "non trombati" dalle mogli. Potrei enumerare serie infinite di nominativi di colleghi, amici, conoscenti, ormai arresisi impotenti davanti a mogli ben piu' prese da bambini e pannolini, attività domestiche e parenti o sfolgoranti carriere da manager. E che alle nove di sera sono stanche, ma cosi' stanche che cadono in catatonici sonni lasciando i mariti a guardare il soffitto sospirando.

Mi pare che alla fine le relazioni siano simili da ambo le parti. Poi magari le reazioni sono diverse, senz'altro. Le donne forse tendono all'isteria e si rifugiano in folli compere stressando i poveri negozianti con richieste assurde o fondano improvvisati circoli femminili di chiacchiere e lamentele; a volte si fanno un amante, ma più spesso sono troppo romantiche e idealiste, subiscono situazioni limite e non riescono ad uscirne.
Gli uomini pure si lamentano fra di loro ma poi cercano sesso facile che ripaghi il loro ego deluso per poi vantaserne, come se ogni "scopata" fosse un trofeo, un punto strappato alla guerra della vita, un dichiarare "ancora ci sono, sono vivo".

Vedo anche donne che si arrendono agli anni, che non si curano piu' di se stesse, che girano per casa in bigodini e sfatte vestaglie lamentandosi per il disordine ma senza ordinare. Donne che hanno smesso di amarsi, fondamentalmente, e alle quali quindi nemmeno più interessa farsi amare dagli altri, marito incluso.
Ma vedo anche molti uomini che hanno smesso di amarsi. Che non curano il proprio aspetto fisico, che tornano dal lavoro stanchi morti e senza voglia di fare niente, che si nutrono solo di hamburger e birra scadente, che passano ore davanti alla televisione, a rincoglionirsi a suon di veline e partite e barzellette stantie.

Si, questa gente forse non "tromba", o se lo fa è per noia o per abitudine. Ma questa gente non solo non "tromba", ma nemmeno vive. Non hanno interessi, non hanno curiosità, non hanno voglia di parlare, di conoscere, di cercare.

Sono uomini e sono donne. Sono figli di questo tempo, che spesso lascia poco tempo alla vita impegnando in mille cazzate inutili. E intanto la vita scorre.
L'apatia si rinnova e fa da collante. Rende la gente stanca ancor prima di cominciare qualunque cosa.

Postato da: Magamanola a 16:52 | link | commenti (8) |

giovedì, febbraio 17, 2005

 

Li trovi ormai in ogni città, in ogni paese, anche quelli più sperduti, in Piazza Venceslao a Praga o in Trafalgar Square a Londra come nella piazza centrale di un’oscura cittadina di provincia francese o tedesca. Sono probabilmente anche loro una conseguenza della globalizzazione – forse una delle meno considerate, ma non delle meno interessanti. Sono i musicisti andini.

Chiariamo subito che non si tratta di quei pittoreschi suonatori vestiti di ponchos colorati che fecero la loro comparsa nelle strade europee negli anni Settanta suonando i successi degli Inti Illimani o dei Cantores de Quilla Huasi. Quelli erano musicisti che rappresentavano ed “esportavano” una tradizione musicale originale – e poco importa se lo facevano suonando sotto i portici o in un mercatino (in fondo lo facevano per tirare avanti e spesso per risparmiare un po’ di soldi per le loro famiglie in Sudamerica, non per diffondere la conoscenza della musica andina nel mondo).

I musicisti a cui mi riferisco io sono altri, non indossano ponchos colorati e non suonano pezzi andini. Spesso non suonano proprio, ma si limitano a star lì, fingendo di fare una pausa tra due serie di brani, mentre un piccolo stereo alimentato non si sa come (batterie? generatore nascosto? allacciamento illegale alla pubblica illuminazione?) diffonde nenie mielose suonate da un flauto di pan – nenie che quasi mai hanno origine andina, ma che vanno da “Cats” a “O sole mio”, tutte arrangiate ignobilmente, con il flauto di pan che fa la voce e un paio di sintetizzatori e tastiere che fanno la base. Accanto allo stereo stanno in bella vista una serie di CD, registrati dai sedicenti musicisti. Dai un’occhiata ai brani e non ne trovi uno andino, neanche “El condor pasa” o “Duerme negrito”. Il massimo della concessione all’America Latina sono “Garota de Ipanema”, “Cielito Lindo” e “Guantanamera”. Poi un sacco di evergreens, quella che negli USA si chiama elevator music. Insomma, è come se Stephen Shlack avesse abbandonato il pianoforte e fosse passato al flauto di pan. Che poi fa tanto new age. Musica per rilassarsi tra fumi di incenso e in mezzo a uno stuolo di candele accese che neanche in cattedrale, tutte di colore diverso (verde per la salute, giallo per il denaro, rosso per l’amore ecc.: ma quanto si può essere superstiziosi, creduloni o semplicemente coglioni, a pensare che accendere una candela di un certo colore ti porti quello che non hai?).

Ti metti lì in un angolo a osservare, maligno, il momento in cui i “musicisti” spengeranno lo stereo e si rimetteranno a suonare, ma – inutile dirlo – tale momento non arriverà mai. Restano lì parlottando tra loro, mentre il CD arriva in fondo e ricomincia da capo. Tanto i passanti mica ci fanno caso, chi vuoi che se ne accorga che è tutta una messinscena? Al massimo i negozianti o gli altri ambulanti, ma nessuno dice niente – e che vuoi dire? Metterti a urlare “Suonate qualcosa, perdio!” tirando calci allo stereo?

Li osservi per un po’, poi te ne vai, infili nel primo Ricordi MegaStore e chiedi a un commesso di farti ascoltare in cuffia un CD di Jorge Cafrune o di Atahualpa Yupanqui. Tanto per disintossicarti.

Postato da: Magamanola a 19:55 | link | commenti (7) |
l ospite misterioso

mercoledì, febbraio 16, 2005

Eccomi! In realtà non me ne sono mai davvero andata, ero solo nascosta nei commenti!
Beh, innanzitutto ho dovuto cercare un nuovo template che prevedesse ste famose categorie...
Ho trovato questo (senza sforzarmi poi questo granchè!) tutto viola, o come dicono alcuni, malva, o come dicono altri, psichedelico. Non sono proprio soddisfatta e spero nei prossimi giorni di avere qualche minuto da dedicare alla preparazione di un mio template personalizzato, spiaccicandone uno e riadattandolo a mio gusto.
Non sono in vena di grandi scritti in questo periodo, ho davvero poco tempo. Fra l'altro, sfiga vuole che l'unico post che mi era venuto in mente nei giorni scorsi io l'abbia salvato in un floppy che ora risulta illeggibile, probabilmente rotto... Ma, considerato il contenuto, forse è meglio che io non lo abbia pubblicato (era uno sfogo bello acido e incazzato sulla figura dei capi, in particolare del mio!) ... magari il floppy rotto è un segno del destino!!!!
Comunque, in attesa che io ritrovi tutta la mia verve artistica (SIC!), posterò nelle prossime ore un contributo scritto da un mio carissimo amico, persona veramente in gamba, intelligente, colto, nonchè ottimo oratore e scrittore, ma privo di blog personale (gli farò cambiare idea, hehehe!). Ovviamente troverete i suoi post nella categoria "l'ospite misterioso"...
Che mi rimane da dirvi? Ah, si, che qui fa alquanto freddo, i miei neuroni sono semicongelati e quindi torno al mio letargo sotto al piumone. Buona notte!

Postato da: Magamanola a 16:32 | link | commenti |