Aghenor
Artatamente
Birbo
Briciolenellatte
Dottor BBO
Eowyn
Fabphoto
FLR2FLN
IL GRANDE BEPPE GRILLO
Ipotetico
La montagna nuda
La terra
Motociclista
Ofelia
Personalità Confusa
Riflessioni
Sphera
Stellefilanti
Pincopallino era una prova, rimasta per errore, ma mi piace, ce lo lascio, denso di significati, come alcuni sostengono... mah! 
Però se qualcuno mi spiega perchè non mi prende una categoria a parte per un post, ne sarei molto, ma molto lieta!!!
pincopallino
Sono tornata.
Bellissimo ritrovare gli amici.
Questa gente mi conosce, si ricorda di me, sono archiviata a ridosso di qualche neurone, mi pensa...
Qualcuno quando sono tornata me l’ha detto:
mi sei mancata, ti ho pensato…dai, racconta, com’era il Brasile?
…com’era il Brasile? Non so… esattamente non so descriverlo….
So solo che sono stata bene, davvero….e che all’inizio ho avuto addirittura paura di stare bene.
Paura di stare bene, che strano…che emozione strampalata, ma perché?
Perché avrei capito.
Perché avrei capito che sto bene, in fondo.
Non va molto bene, no, ci sono sempre le difficoltà di tutti i giorni.
Ma molto va bene.
Va bene che mi voglio bene.
Io, con i miei di difetti che ormai non correggerò più, probabilmente.
Ma sto bene così.
E che inutile sofferenza stare vicino per forza, o per qualunque idiota motivo, a gente che non mi ha dentro di sé in qualche modo.
Ecco quello che mi ha dato il Brasile.
Ho capito che la gente si sente. Si sente subito. Le altre sono sovrastrutture.
Capisci a chi riesci ad avvicinarti e fino a quanto.
Hai la percezione della prossimità.
Sentimenti molto vicini alle corde vocali e agli occhi.
Ha valore un amico che ti ospita con un sorriso. Che beve con te l’ultimo bicchierino prima della notte raccontandoti chi è stato, chi è, cosa sogna. Percepirne la fiducia, la stima, il rispetto. Sentire il condivisibile ed accorgersi di condividerlo senza invasioni. Nessun bisogno di parlare, bastava solo “stare”, semplicemente.
Hanno valore delle note, delle semplici note, che hanno avvolto le mie giornate… musiche dolci, religiose, piene di sogni, profonde, sensuali, innamorate della vita, che si sentono con il corpo e poi, con la testa, a volte.
Ha valore il cielo. Poco senso guardarlo per fare previsioni meteo. Ma mi è capitato più spesso di notarlo qui piuttosto che altrove. Volubile e molto “vicino”.
Il sole è un sole che esiste, che si fa notare, non solo per la sua presenza al senso dei nostri occhi ma a quello del calore, addolcito dal vento e dalle piogge, verdi, azzurre, trasparenti, che fanno esplodere una natura fragorosa, densa, energicamente vitale…
Ha valore la terra, rigogliosamente tenace, dura ma sensibile, per i colori, tanti, tutti, che ricoprono le valli, le montagne, le acque… e le case, le vetrine, le persone rispondono in una divertita competizione.
Ha valore un modo diverso di sentire il tempo che trascorre. Ce n’è di più, stranamente. Il tempo della vita è come dilatato. E non solo perché è un tempo di vacanza. E’ il tempo di gente imperturbabile, che vive, lavora, fatica, ma che conosce ancora l’attimo di un sorriso. E si ritrova una rinnovata sensibilità ai particolari che spesso la vita mediata nasconde. Particolari nemmeno poi tanto. Forse cose che sembravano scontate o normali e che non lo sono più.
Ha valore il sorriso di un bambino al quale hai appena comprato un sacchetto di caramelle alla banana al prezzo di un respiro.
Non sono cose che appartengono esattamente al Brasile, ma a me. Sono io che ho fatto la differenza. Un posto può essere in tanti modi, in fondo.
Per tanti il Brasile è terra di favelas e grattacieli, bellissimi corpi disponibili e spiagge per arrostirsi, è carnevale di carne, fiumi di capirinha in finti locali per turisti e accaparramento selvaggio di orrendi souvenirs….
Per me no. Per me è stato “vivere” in Brasile.
E’ stato andare a fare la spesa, fare le code come tutti, fare domande, leggere qualunque cosa, assaggiare tutto quello che potevo, ascoltare ogni tipo di musica, notare ogni persona, ogni atmosfera, ogni sensazione. E’ stato scoprire un popolo e il suo territorio, che è tutto e anche l’opposto, che è variegato, che si accomuna e si divide per mille diverse sfumature, religiose, politiche, culturali.
Scoprire ma non poter mai conoscere tutto.
Dovrei tornare mille volte.
Lì e altrove nel mondo.
In fondo, ovunque.
Anche qui, dietro casa mia, nella mia terra, fra la mia gente.