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Personalità Confusa
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STATI AVANZATI DI FOLLIA
La mia mammina me lo dice sempre... sono bravo.... sono intelligente, lei dice... io le credo, sa? Beh, no, non lavoro, al momento... mia madre prende la pensione di reversibilità del babbo oltre alla sua... era un’insegnante sa? Italiano, alle medie... No, non ho fidanzate, mia mamma dice che le donne sono tutte strane, che bisogna stare attenti... perchè anche se sembrano belle in realtà sono cattive, dentro... mi ricorda sempre quella volta, a scuola... quando la maestra mi mise in punizione perchè mi ero distratto un attimo... fu cattiva con me... e mammina me lo ripete spesso, dice “vedi? Se non stai attento ti fanno del male”...e io lo so che ha ragione e sto alla larga da loro.... non ho bisogno di nessuno, sa? (a parte mammina, ovviamente), nemmeno di lei.... E’ solo perchè sono obbligato a venire da lei, ma altrimenti non ci sarei, qui, sa? Io ho un controllo perfetto sulla mia vita, sono in grado di badare a me stesso...
Qual’è il mio problema? Ma io non ho nessun problema, dottore, le ripeto, non capisco nemmeno l'utilità di questi incontri, si figuri! Ma certo, la mia vita scorre del tutto normalmente, non ho nessun trauma, nessun problema, glielo garantisco....
Cosa faccio durante il giorno? Mah, niente di particolare, guardo la televisione con mammina.... Si, tutto il giorno... a mia mamma piacciono tanto i programmi di rete quattro, li conosce? Li guardiamo tutti, si.... e poi pranziamo e ceniamo... io la aiuto... sono molto bravo a piegare la tovaglia... si, la tovaglia, dottore, la tovaglia.... è importante, sa? È il mio compito. Posso farlo solo io. Mammina lo sa. Tutti gli angoli devono coincidere perfettamente, i lati uno sull’altro, precisamente sovrapposti... E’ un lavoro lungo e meticoloso, ci vuole concentrazione. Lembi perfetti, angoli perfetti.... deve venire precisa, come se non l’avessimo mai usata...mia mamma è molto orgogliosa di me, di come la ripongo perfettamente piegata nel secondo cassetto della cucina... E pensi che non uso il ferro, la piego a mano, sul tavolo di cucina... a volte mammina mi rimprovera perchè ci metto troppo tempo... devo diventare più rapido, ecco, si....lei mi dice che devo metterci meno tempo... ma è difficile per me, sa? Quando sono convinto di avere controllato tutti gli angoli e tutti i lati mi accorgo che qualcosa mi è sfuggito... c’è un lembo che non coincide... e allora devo ricominciare da capo... ripiegarla meglio.... a volte mia mamma si arrabbia... io ci rimango male quando si arrabbia e piango.... ma lei allora si dispiace e mi lascia continuare il mio lavoro... lei non capisce che è una cosa importante... deve essere perfettamente piegata.... ma anche se lei non capisce io lo so che è una cosa importante... una volta mi è successo di non riuscire a farlo....avevano suonato alla porta, era un funzionario, credo, uno della usl... non ricordo bene...mamma mi disse di metterla via subito, così... io non avrei voluto ma lei si stava proprio arrabbiando, quella volta... e allora l’ho fatto... poi quel tipo è entrato e continuava a farmi domande stupide... io non sapevo cosa rispondergli, non mi interessava parlare con lui, avevo altro per la testa, io... alla fine se ne è andato, per fortuna, e ho potuto ritirare fuori la tovaglia... ma ormai era spiegazzata... ho dovuto proprio stirarla, sa? Ci ho perso un sacco di tempo, per colpa di quell’uomo... ma per fortuna poi riuscii a sistemarla e mia mamma mi disse che ero stato molto bravo e ne fui molto contento...
Ora la devo salutare, dottore, devo proprio andare... è quasi ora di pranzo, mammina mi aspetta...arrivederci, arrivederci...
(...)
Buongiorno dottore. Non volevo venire oggi. Non mi può aiutare. Non può fare niente per me. Certo, TUTTO sotto controllo. Ma non mi sono necessari i suoi servigi. Io STO BENISSIMO.....
Solo due chiacchiere informali? Ah, tanto ha l’ora libera? Beh, perchè no, allora, va bene.... un caffè? No grazie, non prendo mai niente fuori dai pasti, la ringrazio lo stesso....
Ah, grazie, si...no no, tutto bene....cos’ho sulle braccia? Dove? Ah....si, questi.....
.....
.....
Dottore?
Dottore io non so cosa mi è preso ma una settimana fa a pranzo precisamente sei giorni e dodici pranzi fa io ad un certo punto non so perchè ho pensato quello che ho pensato anche se forse lo so anche se non capisco perchè ma sentivo che dovevo farlo perchè non era giusto quello che stavo facendo era maniacale era privo di senso lei me lo doveva dire dottore che io forse avrei capito ma non ne sono sicuro comunque vede sono stato in gamba ci sono arrivato da solo mi è costato fatica cosa crede ma alla fine me lo sono imposto ho dovuto fare leva su tutta la mia forza e il mio coraggio è stato difficile difficile difficile mi creda dottore mi creda io ho deciso mi sono imposto imposto imposto di non piegare più quella maledetta tovaglia l’ho messa via così stropicciata anzi la stropicciavo anche di più per dimostrarmi che non me ne fregava niente di quella stupida tovaglia la stavo a guardare malriposta com’era nel cassetto e mia mamma poverina non ha capito quanto sforzo mi costava questo gesto si è anche messa a piangere voleva piegarla lei io gliel’ho impedito ho dovuto anche urlare per farla desistere e poi stavo lì a guardarla e pensavo ho vinto io ho vinto io ho vinto io ce la posso fare vedi sono stato bravo sono forte mia mamma non capiva e così ho fatto anche a cena e nei giorni seguenti mi sto dominando dottore sto dominando questa tentazione diabolica è difficile resistere ma sono forte io sono forte io sono forte sto vincendo cosa dice dottore questi segni ah no non sono niente passeranno non mi preoccupo dottore non mi preoccupo solo mi gratto un po’ avrò una dermatite non so...cosa fa no non mi tolga la camicia no dottore per favore cosa fa non mi guardi così è una dermatite si lo ammetto un po’ estesa non è nulla si lo so sanguinano un po’ ma perchè mi gratto le ripeto
non mi sto punendo proprio di niente
ma si figuri non sono pazzo
...
lo vede che qui non mi sto affatto grattando...
mi succede solo a casa, in cucina, non so come mai, quando guardo quella maledetta tovaglia....
QUESTIONE DI FIDUCIA
X: I sintomi, dice.... svariati... soprattutto una sorta di ansia che mi prende alla gola, come uno spasmo di panico... li guardo negli occhi....ci vedo tutta la stupidità della razza umana... e ce n’è tanta, sa? Mi creda, se si mette ad osservare la gente, anche, che so, stando seduto su una panchina della metropolitana.... si accorge di quanta gente stupida ci sia... superficiali, ecco, estremamente superficiali... Persone che pronunciano parole senza senso e nemmeno se ne rendono conto...
Pensi, ad esempio, a quelli che dicono cose come “ti voglio bene” e non sanno cosa vuol dire... lei lo sa, vero, dottore? Ti voglio bene vuol dire letteralmente “voglio il tuo bene”, il TUO, capisce? Non il proprio, non quello di altri, esattamente il TUO. E invece spesso, pur dicendo, impropriamente, “ti voglio bene”, in realtà stanno dicendo “mi voglio bene e pertanto mi tratto bene concedendomi con gusto la tua presenza”... e sa da cosa si vede, dottore? Dal fatto che poi, in realtà, queste persone non guardano mai veramente al “bene” dell’altro... pensano solo a sé... nemmeno se ne accorgono, gli ipocriti, i meschini... pensano di dirlo bene, con il tono e l’intenzione giusta... ma io li scopro, li scopro sempre... non mi fregano con questa storia del “bene”, non sono stupido, io....
Y: si, capisco cosa intende.... ma non mi sembra comunque una buona ragione, valida, per...
X: E poi cosa fa? Te lo dice, tu ci credi, ti illudi e poi? E poi quando sei perfettamente convinto, quando sei certo, matematicamente certo che questo qualcuno vuole davvero il tuo bene (te lo dice, bisogna crederci, uno pensa, no?), alla fine, quando meno te lo aspetti, quando ti sei abbandonato e cullato in questa sicurezza, cosa succede? ...succede che questo bene sparisce! Improvvisamente, ingiustificatamente, così come si era generato, se ne va... non rimane niente, se non un grande vuoto e un enorme interrogativo irrisolvibile: perchè? Lei mi capisce dottore, vero? Le è successo? Si, sicuramente le è successo.
Y: si, l’ho provato… brutta sensazione, capisco, ma…
X: La fiducia, capisce? La fiducia assoluta, e poi… poi la delusione, cocente, amara… E poi… ritrovarsi a guardare l’altro negli occhi e non riconoscerlo più, non sapere cosa pensa, non riuscire più ad interpretare i suoi gesti..ecco, lì, in quel preciso momento, mi risale come una specie di panico, aumenta esponenzialmente, diventa angoscia, paura della fine, del non esserci, capisce?In quel momento l’altro diventa tutto e contemporaneamente il nulla. Rappresenta ciò che vorremmo e non può più appartenerci e ciò che in fondo non è mai stato totalmente nostro…
Ci sentiamo perduti, ecco, spaventati e perduti. Mi capisce, vero? Si, lo vedo dai suoi occhi…
Ecco, l’, in quel preciso momento risale una rabbia sorda, l’impotenza che proviamo diventa violenza, in qualche modo dobbiamo scuotere l’altro, farlo reagire… e poi annichilirlo. Distruggerlo, si… distruggerlo.
Mi piace lei, sa? Mi capisce. Posso darti del tu? Ho una sensazione di fiducia, davvero. Forse sei la prima persona da molto tempo che… beh, lasciamo perdere, dicevo? Ah, si, distruggerlo, far si che non possa più fare soffrire nessuno… Tu ti fidi di me?
Y: Direi di si… non vedo perché non dovrei…crederti…
X: Ecco, bello questo momento, questo istante, quando si percepisce fiducia… il problema è che questa poi è destinata a dissolversi, a svanire, capisci? E poi rimane solo l’amaro e… la rabbia….
Y: Io ti capisco, ma capita a tutti, non è una cosa rara, accade… non è comunque una buona ragione per….
X: Si, lo immagino, capita a tutti, ma vedi, io sono una persona molto sensibile, forse troppo. Queste cose mi fanno male, molto male… io devo evitarle in ogni modo, soffro troppo…. Ecco, adesso, per esempio, io soffro….
Y: Perché?
X: Perché questa fiducia che abbiamo instaurato, questo canale di comunicazione privilegiato potrebbe svanire… anzi, è destinato senz’altro a svanire…e…io soffrirei troppo, capisci? E…
Y: E?
X: Non te la prendere, non è colpa tua in fondo… non è colpa di nessuno, ma io non posso correre questo rischio, ora… vedi? Mi succede sempre così, io devo evitarlo, a tutti i costi, per il mio benessere mentale, capisci? Devo allontanarti da me, assolutamente….
Y:?
X: DEVO UCCIDERTI.
LA LIBERAZIONE DALL’ANSIA, CAPISCIMI COME HAI FATTO FINORA.
TI PREGO, CERCA DI COLLABORARE.
GUARDAMI, MI VEDI ? STO MALE, ORA.
FERMO, FERMO.
NON RENDERE QUESTO MOMENTO PIU’ DIFFICILE DI QUANTO GIA’ NON SIA.
ECCO, FERMO, COSI’….
(...)
Com’è possibile che io ti abbia conosciuto solo adesso? Dov’eri per tutta la mia vita? Come ho fatto senza di te? Perfetta, semplicemente perfetta. Il tuo sorriso... i tuoi occhi... Come è possibile che ci sia stato chi non li ha amati? Non riesco a pensare che possano esistere uomini tanto stupidi che non ti abbiano amata come meriti, come si fa? Dico, come si fa a non capirti, a non apprezzarti?
Incredibile... com’è bello parlare con te, di tutto e del niente, della vita, delle nostre paure, dei nostri sogni...ci passerei ore... la tua sensibilità e la tua intelligenza sono sconcertanti, doni rarissimi ... questo canale di comunicazione è stupefacente. Voglio raccontarti di me, della mia vita, di tutto quello che sono stato prima di te. Vorrei condividere i miei pensieri più intimi, svelarti tutto il mio torrmento e tutta la mia gioia. Vorrei diventare trasparente.
La tua energia e vitalità mi lasciano sempre stupito... sei piena di iniziative, di interessi... sai dare, ecco, si, sai trasmettere la tua forza e la fai diventare un po’ anche la mia, difficilmente ti abbatti, sei tenace, matura, consapevole....
E poi come leggi, e ancora di più come scrivi... le tue poesie, quel tuo danzare con la mente fra le parole. E i suoni, le tue musiche, i cd sparsi in giro, insieme ai libri, i tuoi amati libri. Vorrei fare molte cose con te, viaggiare, vedere posti, conoscere persone...so che non mi annoierei mai, saremmo curiosi di tutto, non avrei mai paura...
Intrigante, sensuale... le tue mani, i tuoi fianchi, quel punto così debole e delicato sulla nuca, nascosto dai tuoi splendidi capelli... baciarti, voglio baciarti ancora, non riesco a stare lontano da te, non respiro, mi manchi anche se sei solo a due metri da me. Voglio fare l’amore con te, ancora...si, ancora, adesso, non mi va di dormire, voglio vederti felice... pensare al tuo piacere... il mio non importa, verrà, ma ora voglio vedere la tua estasi, il tuo abbandono... i brividi sulla tua schiena...
E come mi hai sorriso ieri mattina quando ti sei svegliata, ricordi? Io non me lo scorderò mai più... ho provato una gioia... non so spiegarlo, come se mi si fosse aperto il cuore all’improvviso...
Vorrei usare parole come amore, coinvolgimento totale, passione... ma mi fanno paura e nello stesso tempo forse non mi bastano, te le vorrei fare “sentire” nell’anima, attraverso gli occhi, così sensibili, nel tuo ventre avvolgente e caldo...
Ti vedo svolazzare fra i fornelli, io ti faccio da aiuto cuoco, come posso; tu magica spargi spezie e aromi, crei sapori, piccoli capolavori. Vedo bambini, biondi e ricci come te, belli e saggi, che non vogliono la televisione, nemmeno sanno cos’è. Saresti magica con loro. So che giocherebbero con le cose, con le parole, che la loro mente non sarebbe mai sterile, surgelata da un esercito di Pokemon assassini. Gli insegneresti il bello in tutte le cose, l’arte in tutte le sue forme, la sensibilità dell’anima...
Cos’è questo? Cosa significa? Vorrei anche scappare, si. Scappare e rimanere in te, sono tormentato, questo languore mi taglia le gambe, mi spaventa. Questa complicità spontanea è sconcertante. Ma chi sei tu, una strega? Ho paura. Paura che finisca tutta questa magia, paura di perderti, che tu un domani possa non esserci più per me...
Credo di amarti. Ti amo. Non pensavo che mi potesse capitare così, semplicemente...
(...)
Non capisci, non mi capisci. Io sono un solitario, in fondo. Abituato a bastarmi da una vita. Ho le mie cose che amo e che devo fare da solo, certo. Ti voglio bene, si, ma non ce la faccio ad essere così coinvolto. Sei tanto, sei troppo per me. Forse non sono pronto ad una cosa così grande. Ci ho provato, certo, giuro che ci ho provato con tutto me stesso. Ma forse non sono in grado, non è il momento giusto.
La paura di soffrire mi sta bloccando, devo ritrovare un mio equilibrio. Ma no, non ti tratto male, è che non vuoi capire il mio disagio, le mie paure. Non ti rispondo male, ho solo un brutto carattere, dovresti saperlo, detesto parlare di queste cose, mi innervosisco. Ma ti voglio bene, lo sai... proprio per questo non voglio rovinare tutto... E’ già rovinato, dici? Colpa mia? Ah , ecco, ora mi devo anche sentire in colpa? Additato da te? Ma chi sei tu per giudicarmi? Inadatto, freddo, distante, insensibile, permaloso, iroso, egoista? Ah, bella opinione hai di me. E io che ti ho dato il meglio di me! Vabbè, è vero, non ho voluto coinvolgermi fino in fondo, tornavo a dormire a casa mia, avevo tutte le mie cose da fare, ho un sacco di interessi, lo sai... ma certo, dovrò tenermi i miei spazi, no? O devo rinunciare a tutto per te? E poi ho bisogno di fare nuove esperienze, in fondo sono stato così tanto tempo con la mia ex che adesso ho bisogno di vivere, di respirare.... non ce la faccio ad avere un legame importante, ora... Sei arrabbiata? Ancora per quella storia? Ma dai, era un viaggetto, te lo avrò detto mille volte, avevo bisogno di farlo da solo, per pensare... Dici che non c’ero quando stavi male, vabbè, si... forse. Ma neanche tu hai capito me e il mio dramma interiore. E’ brutto sai non essere in grado di amare? Si soffre rendendosene conto, che credi? Sono stati i dolori del passato a farmi diventare così, devo pensare solo a me stesso, adesso. Non ce la faccio a vedere anche te, i tuoi bisogni... non riesco a gestire tutto l’amore che mi dai, mi imbarazza, mi mette in difficoltà... si, forse tu metti in luce il mio disagio, a volte ti odio per questo. Perchè metti il dito nelle mie piaghe e lo rigiri? Non puoi semplicemente aspettare, darmi tempo? A cosa serve parlarne, è un problema mio, tu non puoi fare niente, lo capisci, no?
Come? Te ne vai? Me ne vado? Mi telefoni? Ti telefono? Non ci si vede più?
No.
(...)
Ciao... quanto tempo è passato... come stai? Come sei bella... sei ancora più bella, sai? ...come ti sono cresciuti i capelli... sempre più belli... e i tuoi occhi...blu, non verdi, come dicevi sempre tu... posso darti un bacio? Così, da amico.... ma ti vedo un po’ triste, sbaglio? Mi dispiace, sai, di quello che è successo, davvero... Ho fatto un grosso lavoro su di me, ci ho pensato molto... no, niente donne, non fare l’ironica, non è quello il punto... lo sai benissimo. Non mi interessava proprio, figurati, avevo ben altro per la testa... cosa credi, per me è stata una cosa grave, dilaniante, devastante... sono stato solo, con le mie cose e il mio tempo. Ho capito e accettato i miei errori... mi è costato molta fatica, non credere... Ora ho una nuova consapevolezza di me, ho imparato a non avere paura delle emozioni, a gestirle... sono diventato più stabile, più sicuro, ora ho molte più certezze che dubbi. Sono diventato un uomo? Direi di si.. tardi, dici? ... non credo sia mai tardi per niente... ognuno ha il suo percorso interiore... e alla fine di questo percorso ho capito quanto eri importante, davvero. Tu mi stavi dando tantissimo, perfino troppo, io non riuscivo a gestire tutta quell’onda alta, mi sono fatto travolgere, ho bevuto acqua salata e mi sono spaventato... è vero, non ti capivo, stavo pensando solo a me, alla mia paura, scappavo... Il fatto è che sapevo che eri la donna giusta della mia vita, l’unica, quella con la d maiuscola, con la quale fare progetti e figli. Mi ha spaventato la potenza della situazione, troppo grande per me, in quel momento... Sei perfetta, lo sapevo e lo so ancora, sei probabilmente l’unica persona che mi aveva capito davvero... anche quello mi faceva paura, essere come... nudo davanti a te, l’anima al vento, mi sentivo vulnerabile... per quello a volte ero aggressivo, ti tenevo lontano, ti criticavo ingiustamente facendoti soffrire... è che mi stavo difendendo, tutto qui...
Lo so, hai ragione, avrei dovuto essere più forte, prendere atto delle mie debolezze subito, confrontarmi con te in modo adulto... e invece ho fatto il bambino bizzoso, non ho saputo gestire un dialogo costruttivo.. tu ci provavi, lo so, ma le tue parole mi facevano male.... cazzo, avevi capito tutto, tu... non hai idea di che rabbia tu mi facessi a volte...questo tuo essere sensibile e comprensiva mi infastidiva... si, lo so, reazioni infantili, me l’hai già detto... ma tanto gli uomini sono tutti dei bambini, le persone forti siete voi donne, voi che partorite fra sangue e dolore e siete sempre disposte a prendervi sulle spalle tutti i problemi... noi siamo deboli, abbiamo bisogno di voi per sentirci forti... ecco, forse questo è il punto: se tu mi avessi visto forte, se tu non mi avessi scavato nell’anima mettendo a nudo le mie debolezze forse non ti avrei allontanato, alla fine. Se tu avessi solleticato il mio ego, facendomi sentire un uomo forte, forse non avrei vacillato... non lo ero, dici? Beh, sei cattiva, vedi, ce l’hai ancora su con me, non mi hai perdonato... io si, ho masticato l’amaro bolo fino in fondo, adesso sono pulito, rinato...
No, scusa, non dico che sia colpa tua, figurati, tu in fondo ti stavi comportando da donna matura, cercavi il dialogo, la conoscenza, la mediazione... no, l’errore è mio perchè non ne ero in grado...
Ora ho capito l’importanza che aveva il nostro rapporto, il valore del nostro amore.... vorrei che fosse possibile ricominciare...da capo, si, eliminando le storture, mie, non tue, ovviamente... Penso di potercela fare.... Si, lo so, è passato del tempo... molto tempo... si...
...non è il caso, dici? Perchè? Hai bisogno di ritrovare te stessa? Ti eri persa? Vuoi stare da sola, dici.... allora non mi amavi davvero, e nemmeno mi capivi, questa ne è la prova evidente, hai giocato con me, tutta la tua “presunta” sensibilità e adesso vedo solo quegli occhi di ghiaccio, distanti...allora non era tristezza quella che ci vedevo dentro... era freddezza... non ti capisco, non ti riconosco, forse ho sbagliato, ti ho considerato migliore di quello che sei. Sei algida e controllata, non ti vedi? Mi hai preso in giro... e io che mi bevevo le tue parole, che credevo nella tua forza, nel tuo amore... io che pensavo... ma che stupido sono stato... lasciamo perdere, guarda, come non detto, figurati, era così, tanto per provare, forse non ne ero così convinto nemmeno io, in fondo...
Come? Te ne vai? Me ne vado. Mi telefoni? No.
(...)
Annuncio ufficiale
Ragazzi e ragazze, signori e signore...
sappiate che a dicembre farò un meraviglioso viaggio in Brasile!
Vado a trovare un carissimo amico che ora vive a Florianopolis, rimarrò anche per Natale e Capodanno!
Ecco, basta, solo questo, volevo condividere la mia felicità con voi!!!!
Riflessioni...
Ecco, oggi mi domando come mai, spesso, le persone dimostrino il proprio affetto, amore, interessamento, in maniera proporzionalmente inversa. Come se volere bene a qualcuno fosse segno di debolezza; molti tendono a nasconderlo, trincerandosi dietro ad atteggiamenti che paiono indirizzati nel verso assolutamente contrario. Eppure, dentro di noi magari sappiamo che quelle persone provano affetto, ma nei gesti, nelle parole, negli sguardi, si coglie spesso l’opposto. Poi, se lo fai notare, ti senti rispondere che proprio perchè ti vogliono bene si ritengono in diritto di fare critiche “costruttive”, di smantellare opinioni e modi di fare magari frutto di lunghe personali elaborazioni, di mostrare disappunto per il modo di vestire, parlare, mangiare, muoversi...
Se diamo per plausibile che un simile meccanismo esista (vogliamo che la persona che amiamo sia la migliore) allora mi domando se chi invece ci esalta, ci compiace e approva indiscriminatamente è poi davvero sincero...
E se porto questo pensierino ancora più avanti, in un delirio mattutino ormai evidente, mi domando se allora è davvero possibile essere amati e apprezzati esattamente per ciò che si è.
Uh, come comincia bene oggi....!